CALL FOR RESEARCH PAPERS 2026-2028
La povertà nelle società preindustriali (secc. XII-XVIII)

I risultati del progetto di ricerca saranno presentati a Prato durante la LIX Settimana di Studi (14-18 maggio 2028)


Scadenza per la presentazione delle proposte: 1 novembre 2026
Call for research papers 2026-2028:
povertà e ricchezza
Cornelis Anthonisz, La cacciata di Sorgheloos (1541). Allegoria della miseria: il protagonista è scacciato da Povertà (Armoede) e Indigenza (Pover) mentre Ricchezza (Weelde) e Agiatezza (Ghemack) gli voltano le spalle.

Sebbene la povertà abbia da sempre attirato l’attenzione degli storici economici e sociali che si occupano di società preindustriali, raramente è stata oggetto di studi comparativi. Negli ultimi anni la ricerca sulla povertà si è in qualche modo intensificata, rispecchiando, almeno in parte, la crescente attenzione dedicata alla diseguaglianza economica. Come nel caso della disuguaglianza, ciò è legato anche ad alcune pressanti preoccupazioni sociali, poiché non solo la povertà diffusa rimane una piaga nel mondo in via di sviluppo, ma non è stata del tutto sradicata nemmeno dalle società più ricche – al contrario: le crisi recenti hanno teso a far aumentare il numero di coloro che potrebbero essere definiti “poveri” nel mondo occidentale, una tendenza che è stata solo parzialmente mitigata (e non ovunque) dalle politiche sociali.

Ciò stimola anche una riflessione sulle cause della povertà preindustriale: fino a che punto la nascita è la causa principale della povertà? In quale misura gli individui cadono in povertà e possono uscirne? E che dire dei meccanismi che contribuiscono a mantenere le persone in condizioni di povertà, compreso l’accesso ineguale a quel tipo di strumenti (mercati, capitale, credito, beneficenza, ecc.) che potrebbero aiutarle a uscire dalla povertà o a confinarle a una vita di indigenza? Infine, a questo proposito, fino a che punto gli storici possono esplorare le diseguaglianze esistenti anche all’interno delle stesse ampie categorie sociali, come “i poveri”, “i contadini”, “la famiglia”, ecc.?

Nonostante il notevole interesse suscitato dalla povertà nelle società del passato e del presente, la ricerca propriamente comparativa è rimasta piuttosto limitata. La Settimana di Studi Datini intende contribuire a colmare questa lacuna, approfondendo la nostra conoscenza e comprensione dei fattori che causavano la povertà nel passato, delle sue conseguenze sulle condizioni di vita effettivamente sperimentate dagli esponenti dei ceti inferiori e sugli esiti a lungo termine nel corso della loro esistenza, nonché dell’estensione (della prevalenza) e dell’intensità (quanto erano poveri i poveri?) della povertà in periodi e società differenti.

Una questione cruciale da affrontare riguarda il modo di misurare correttamente la povertà. Nella letteratura attuale esistono due approcci principali a questo problema.
Il primo approccio prevede l’utilizzo di classificazioni degli individui come poveri (o “indigenti”, “miserabili”, “accattoni”, “vagabondi” e tutte le varianti impiegate dalle diverse lingue europee) tratte direttamente dalle fonti storiche. Tali definizioni fanno riferimento a una situazione di scarsità che spesso non riguarda solo il reddito, ma include anche la ricchezza (non possedere una casa è solitamente una caratteristica dei poveri) e le relazioni sociali. A questo proposito potremmo considerare anche i modi in cui termini come “i poveri” venivano utilizzati nelle società preindustriali, anche per coloro che non erano altrimenti identificabili come tali. Per quanto riguarda le fonti storiche che forniscono informazioni su chi fosse “povero”, le più sistematiche sono sicuramente le fonti fiscali di vario tipo.
Il secondo approccio alla misurazione della povertà è in qualche modo più indiretto e consiste nel definire una soglia di povertà classificando come poveri coloro che si trovano al di sotto di essa, a partire da un’ipotesi ragionevole sul reddito minimo necessario per garantire la sussistenza fisica o sul livello di consumo, leggermente più elevato, necessario per raggiungere una condizione “socialmente accettabile”. Laddove siano disponibili distribuzioni complete del reddito o della ricchezza, la soglia di povertà può anche essere fissata in modo “relativo” (solitamente una frazione del reddito o della ricchezza mediana), il che ci consente di considerare la povertà come un posizionamento relativo all’interno della società, invece che come una condizione basata sull’impossibilità di accedere a uno specifico paniere di beni e/o di consumare una quantità predeterminata di calorie.

I tentativi più sistematici di quantificare la povertà (variamente definita) nelle società preindustriali sono sicuramente da annoverare tra le principali innovazioni recenti in questo campo di ricerca. Tuttavia, al di là della definizione e della misurazione della povertà, vi sono ampie opportunità per migliorare la nostra conoscenza di come le società preindustriali l’hanno affrontata. In che misura, e come, i poveri erano integrati nelle società preindustriali? Come è cambiata la percezione dei poveri dal Medioevo alla prima età moderna, e in che modo la Riforma protestante ha influenzato questo processo? Quante risorse sono state stanziate dalle istituzioni pubbliche per sostenere i poveri, e quante sono state messe a disposizione dalla beneficenza privata (e quali erano le intenzioni ultime dei donatori)? Per contro, quanto è stato consistente il tentativo di controllare e reprimere i poveri “pericolosi”? Non si tratta di interrogativi di ricerca nuovi, ma, in larga misura, di domande aperte che la Settimana Datini contribuirà ad affrontare.

Sebbene sia prevedibile che la maggior parte dei contributi si concentrerà sull’Europa, gli organizzatori accolgono con favore interventi da parte di studiosi che si occupano di altre aree del mondo, al fine di sviluppare una comprensione comparativa dei temi qui delineati.

I contributi proposti per la Settimana di Studi Datini dovrebbero toccare uno o più dei seguenti argomenti:

1. Misurare e definire la povertà

  1. Quali metodi e definizioni possono essere applicati all’esame della povertà in età preindustriale?
  2. Come possiamo quantificare la povertà nello spazio e nel tempo?
  3. Quali sono le cause della povertà nella società preindustriale?
2. Le conseguenze della povertà per la società in generale
  1. La povertà rappresentava un peso per la società? Vi sono motivi per ritenere che livelli più elevati di povertà abbiano potuto ridurre le opportunità di crescita economica o di altre forme di sviluppo socio-economico positivo?
  2. Qual è la relazione tra povertà e stabilità sociale?
  3. In che misura la povertà favorisce lo sviluppo di diversi tipi di mercati (credito, beni di seconda mano, alloggi a basso costo, ecc.)?
3. La percezione e l’autopercezione dei poveri
  1. Come vengono definiti i poveri nella società preindustriale?
  2. Come si definiscono i poveri stessi?
  3. Quali sono le categorie della povertà: “poveri vergognosi”, “poveri laboriosi”, mendicanti, vedove, donne senza dote e così via?
4. La realtà della povertà
  1. Quali sono le condizioni di vita dei poveri? Di quali testimonianze disponiamo per ricostruirle, sia sotto forma di narrazioni che di quantificazioni?
  2. Qual è il rapporto tra povertà e mobilità socioeconomica: come possono gli individui e le famiglie sfuggire alla trappola della povertà?
5. Il contrasto alla povertà: istituzioni, beneficenza privata e prime forme di welfare
  1. Qual è il ruolo delle istituzioni pubbliche e della Chiesa nei confronti dei poveri?
  2. Quale ruolo è svolto dai laici nel sostegno ai poveri, ad esempio in termini di lasciti in loro favore, ceppi, ospedali e confraternite?
  3. Quali sistemi di welfare esistono nelle società e nelle economie preindustriali, a livello di città, territorio o stato? Come cambia questo aspetto nel corso del tempo?
  4. Quali evidenti distinzioni di genere e di età influenzano la povertà relativa anche all’interno della stessa famiglia?
  5. È possibile indagare la beneficenza e le istituzioni non cristiane nell’Europa preindustriale?
6. Il controllo e la repressione dei poveri
  1. In quali modi i poveri vengono perseguiti nell’Europa preindustriale, ad esempio come “falsi” poveri o poveri “pericolosi”?
  2. In che misura i poveri vengono identificati come “pigri” o “vagabondi”?


Bibliografia essenziale delle opere recenti sulla povertà:

Alfani, G., V. Gierok and F. Schaff, “Poverty, inequality and inequality extraction: Germany from the Black Death until the beginning of industrialization”, Explorations in Economic History, 95(1), 2025, pp. 1-20
Alfani, G., “Epidemics, inequality and poverty in preindustrial and early industrial times”, Journal of Economic Literature, 60(1), 2022, pp. 3-40.
Allen, R.C., “Progress and poverty in early modern Europe”, The Economic History Review, n.3/2003, pp. 403-443
Benito, P., Carocci, S. e L. Feller (a cura di), Économies de la pauvreté au Moyen Âge, Roma-Madrid: École Française de Rome-Casa de Velázquez, 2023
Dyer, C., ‘Poverty and its Relief in Late Medieval England’, Past & Present, 216 (1), 2012, pp. 41–78.
Farmer, S. (ed.), Approaches to poverty in Medieval Europe, Turnhout: Brepols, 2016
Healey, J., The first century of welfare : poverty and poor relief in Lancashire, 1620-1730, Woodbridge: Boydell, 2014.
Hitchcock, F. and McClure, J. (eds.), The Routledge History of Poverty in Europe, c.1450-1800, London-New York: Routledge, 2020
Luongo, A. e P. Nanni, Prato, i Pratesi e gli enti assistenziali. Ricerche sugli ospedali e sui ceppi tra XIII e XV secolo, Pisa: Pacini, 2020
Mollat, M. The Poor in the Middle Ages. An essay in social history, New York and London: Yale, 1986.
Piccinni, G. (a cura di), Alle origini del welfare. Radici medievali e moderne della cultura europea dell’assistenza, Roma: Viella, 2020
Schaff, F., “The unequal spirit of the Protestant Reformation: particularism and wealth distribution in early modern Germany”, Journal of economic growth, forthcoming
Wilkin, A., “Inequalities in access to the food market: the city as a producer of norms in the fourteenth century (Low Countries)”, in D. Cristoferi (ed.), Socio-Economic Inequalities during the Conjuncture of the Fourteenth Century. Sources and Methods, Dynamics and Representations (Italy and Europe, c. 1270-c. 1350), pp. 267-287, Firenze: Firenze University Press, 2025.



Risultati attesi
I risultati dei contributi selezionati saranno presentati e discussi a Prato nel corso della Settimana di Studi 2028. Dopo la discussione nelle sessioni della Settimana, i relatori dovranno completare e rivedere il loro testo entro il 30 giugno 2028. Tutti i contributi ricevuti dall’Istituto saranno sottoposti a referee anonimo prima della pubblicazione.

Call for paper
Gli studiosi sono invitati a spedire la loro proposta preparando un abstract che sarà esaminato dalla Giunta del Comitato scientifico.

Le relazioni dovranno rappresentare un contributo originale di carattere comparativo o uno specifico caso di studio che sviluppi alcune delle questioni di fondo suggerite nella Call for paper. I partecipanti che stanno svolgendo un dottorato di ricerca, dovranno averlo concluso prima dell’inizio del convegno.

Le proposte provenienti da progetti o gruppi che mettono in relazione scuole o paesi diversi saranno accolte con particolare interesse se offrono una analisi comparativa, in termini geografici o diacronici, rispetto a due o più dei temi di ricerca suggeriti. Per questo tipo di proposte, prenderemo in considerazione anche formati innovativi di sessione.

Modalità di invio delle proposte
Le proposte di contributo dovranno essere inviate esclusivamente compilando l'apposito modulo online disponibile al seguente link: https://tinyurl.com/format-call-2028-poverty.
Il modulo dovrà essere compilato e inviato entro e non oltre il 1 novembre 2026.
Per informazioni o eventuale supporto tecnico nella compilazione, è possibile scrivere a: datini@istitutodatini.it.
[Clicca qui per accedere al modulo di invio proposte].

La Giunta del Comitato scientifico prenderà in considerazione solo formulari interamente compilati e deciderà all’inizio del 2027 quali proposte verranno accettate, inviando l’invito agli autori delle proposte selezionate. Tenendo conto delle risorse finanziarie dell’Istituto, sarà garantita l’ospitalità a Prato nel corso della Settimana di Studi ad almeno 25 studiosi. La Giunta può inoltre invitare fino ad un massimo di ulteriori 20 studiosi a partecipare al progetto senza diritto all’ospitalità.

La Fondazione Datini metterà a disposizione dei relatori della Settimana di Studi fino a 10 borse dell’importo massimo di 250 euro per coprire i costi di viaggio. Tali borse sono destinate ai ricercatori post-doc non strutturati.
Coloro che richiederanno tale borsa dovranno spedire l’apposita domanda insieme con il loro contributo entro il 10 aprile 2028. La borsa di viaggio sarà liquidata nel corso della Settimana di Studi, presentando le ricevute delle spese di viaggio.

I membri della Giunta sono: Philippe Bernardi (Parigi, Presidente), Markus A. Denzel (Leipzig), Franco Franceschi (Siena), Carlos Laliena Corbera (Saragozza), Angela Orlandi (Firenze), Gaetano Sabatini (Roma), Phillipp Schofield (Aberystwyth).

Tutti i contributi presentati dovranno essere originali e non tradotti o apparsi in pubblicazioni precedenti.

I testi provvisori dei contributi selezionati, o almeno una loro sintesi dettagliata, dovranno essere inviati alla Fondazione Datini entro il 10 aprile 2028.
Essi saranno messi in linea (con accesso riservato ai partecipanti al progetto e ai membri del Comitato scientifico) sul sito dell’Istituto prima della Settimana di Studi per consentire una discussione più approfondita sul loro contenuto.
Gli autori che non invieranno i loro testi alla Fondazione entro quel termine, non saranno inclusi nel programma finale.
In assenza dell’autore la sintesi potrà essere letta durante il convegno.

Nel corso della Settimana i partecipanti offriranno una sintetica presentazione (massimo 20 minuti). Durante il convegno sarà attiva la traduzione simultanea da e per le lingue italiana, inglese e francese.

I testi definitivi, rivisti dall’autore sulla base della discussione durante la Settimana (massimo 60.000 caratteri) dovranno essere inviati all’Istituto entro il 30 giugno 2028.
Essi saranno sottoposti a una doppia peer review anonima. I testi che supereranno il giudizio dei valutatori saranno pubblicati entro un anno in un apposito volume.

Ai fini della pubblicazione, saranno accettati testi in lingua italiana, francese, inglese, spagnola e tedesca.

Gli autori che non scrivono nella loro lingua madre sono invitati a far controllare e correggere la lingua del loro testo prima di presentare il contributo per la fase di valutazione. Uno dei requisiti per la pubblicazione è che la grammatica e lo stile di scrittura soddisfino elevati standard accademici.

Call for research papers 2026-2028:
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